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  Editoriale Numero 198, Settembre 2020   
Il Vino Riparte dalla Vendemmia 2020Il Vino Riparte dalla Vendemmia 2020  Sommario 
Numero 197, Estate 2020 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su Twitter 

Il Vino Riparte dalla Vendemmia 2020


 Difficile, in questo periodo, parlare di altro se non della situazione planetaria determinata dalla pandemia da Covid-19. Difficile, inoltre, separare il vino da questo argomento poiché è, come tutti gli altri settori produttivi ed economici, fortemente condizionato dai suoi effetti. Sembra difficile, infatti, allo stato attuale delle cose, fare delle previsioni a causa dell'incertezza generale che stiamo attraversando poiché l'unica certezza sono i fatti, quello che producono e hanno prodotto nei mesi scorsi. Si sta inevitabilmente navigando a vista, con i risultati del mercato non esattamente incoraggianti, sebbene si siano notati dei chiari segni di ripresa, comunque insufficienti a recuperare le perdite. Da qualche parte si deve inevitabilmente ricominciare e, poiché gli effetti della pandemia non hanno alterato, ovviamente, il ciclo delle stagioni, le viti nei vigneti stanno offrendo i nuovi grappoli d'uva, pronti per essere vendemmiati.


 

 In alcune parti d'Italia, in verità, la vendemmia è iniziata da qualche settimana, in modo particolare nelle zone dove si producono vini spumanti e in molte regioni del meridione. Nel momento in cui una parte del vino dell'annata 2019 ha già preso la via della distillazione per ricavarne di alcol da destinare alla produzione di gel disinfettante – un prodotto, purtroppo, molto richiesto in questo periodo – si apre un nuovo capitolo e nel quale si ripongono le speranze per l'immediato futuro. Il 2020, decisamente, è stato un anno, a dir poco, nefasto per il vino: è iniziato con le misure protezionistiche dei dazi da parte degli Stati Uniti d'America e che hanno provocato non pochi disagi per il mercato enologico, poi – come se non bastasse – è stata dichiarata la pandemia da Covid-19, infliggendo un altro e pesantissimo colpo all'economia del vino e delle attività a esso collegate.

 Sicuramente è troppo presto per fare previsioni attendibili, poiché il periodo della vendemmia, in Italia, si protrae per oltre tre mesi – in alcuni casi, infatti, le uve si raccolgono addirittura in novembre – tuttavia i segnali che giungono dalle regioni che hanno già iniziato sembrano essere incoraggianti. In modo particolare, come già detto, dalle regioni del meridione d'Italia e nelle aree dedite alla produzione di vini spumanti. Si può, evidentemente, fare una stima preliminare poiché, in ogni caso, la qualità della quale si può parlare in questo momento è quella presunta che si ricava dall'osservazione dei grappoli in maturazione e, a quanto pare, sembra essere molto buona in tutta Italia. Tutto questo, ovviamente, confidando Madre Natura ci risparmi sgradite sorprese per mezzo di eventi meteorologici negativi che, chiunque lavori la terra e si dedichi all'agricoltura, sa benissimo essere un rischio imprevedibile e costante.

 Va detto, in termini generali, che la costante presenza del sole e le afose temperature che hanno caratterizzato luglio e agosto, sembra avere accelerato – come facilmente prevedibile – la maturazione delle uve anticipando quindi l'inizio della vendemmia. In modo particolare, oltre alle uve tipicamente utilizzate per la produzione di spumanti, le operazioni di raccolta dei mesi estivi hanno interessato prevalentemente Chardonnay, Sauvignon Blanc e, generalmente, le varietà a bacca bianca. I primi commenti che giungono dai produttori, sottolineano una qualità delle uve molto elevata sebbene si registri un calo in termini quantitativi rispetto al 2019. La diminuzione di quantità, in ogni caso, non sembra preoccupare eccessivamente le cantine che, ricordiamolo, hanno ancora il non banale problema della collocazione sul mercato dei vini della scorsa annata. In ogni caso, la presunta – e si spera, confermata – qualità delle uve della vendemmia 2020 è certamente un'ottima notizia che fa ben sperare per il futuro prossimo.

 Impossibile, infatti, dimenticare o non considerare l'effetto nefasto della pandemia nell'economia del vino, con enormi cali di vendite, soprattutto nell'importante quota rappresentata dall'esportazione. Per quanto riguarda l'annata 2020, si ipotizza una produzione di 45 milioni di ettolitri, con un calo di circa il 5% rispetto al 2019. Questa diminuzione è stata largamente determinata alle misure di contenimento adottate durante il cosiddetto lockdown e che prevede, appunto, una diminuzione delle rese nei vigneti. La vendemmia 2020, nonostante la previsione sulla qualità delle uve sia positiva e incoraggiante, sembra andare incontro a difficoltà di ordine pratico, nello specifico, la reperibilità di manodopera e di operatori che effettivamente saranno nei vigneti a vendemmiare i grappoli. A causa delle restrizioni imposte dalla pandemia da Covid-19, lo spostamento di lavoratori, soprattutto dall'estero, sembra infatti essere piuttosto difficoltosa.

 Si deve infatti osservare che, nella maggioranza dei casi, durante il periodo della vendemmia le cantine ricorrono all'impiego di personale e manodopera supplementare proprio per soddisfare il maggiore carico di lavoro e che di certo non può attendere. In altre parole, quando l'uva è matura si deve raccogliere e non si può indugiare sul tempo, pena l'eccessiva maturazione, quindi la compromissione della qualità del vino. Esattamente come accade in altri ambiti della produzione agricola, si ricorre sovente a manodopera proveniente dall'estero e che, a causa delle restrizioni imposte dalle misure preventive e sanitarie, molti hanno avuto difficoltà a raggiungere l'Italia oppure è stato interdetto loro l'ingresso nel nostro Paese. Si tratta di contratti a tempo, con validità strettamente necessaria a coprire unicamente il periodo della vendemmia, spesso ricorrendo ad agenzie interinali italiane oppure di altri paesi. Si tratta di un'importante quota dell'economia generata dal settore vitivinicolo, una delle tante ed evidentemente non l'unica.

 Anche gli altri principali paesi produttori di vino europei – Francia e Spagna – stanno incontrando le medesime difficoltà e, non da meno, gli stessi dubbi e perplessità per quanto riguarda il mercato del vino. Per questi paesi, oltre alle misure adottate in conseguenza della pandemia da Covid-19, pesano anche gli oramai tristemente noti dazi imposti dagli Stati Uniti d'America e che hanno prodotto perdite ingenti nell'esportazione. A tale proposito, è emblematico il caso della Champagne che, proprio a causa del drastico calo delle vendite nel 2020 – sia a causa della pandemia da Covid-19, sia per i dazi imposti dagli USA – si è decisa una drastica riduzione dei raccolti e della produzione. Quest'anno, infatti, nella Champagne si produrranno solamente 230 milioni di bottiglie: un numero che fa riflettere se si confronta alle produzioni degli anni passati e che erano oltre 300 milioni.

 Questi tempi – come purtroppo ben sappiamo tutti – non sono semplici e sollevano questioni epocali e certamente complesse da risolvere. Da qualche parte si deve comunque ripartire e la vendemmia 2020 è certamente un ottimo punto di partenza. La qualità, così dicono, è molto elevata e questo porterà alla produzione di grandi vini. Un buon motivo per essere ottimisti sebbene concretamente realisti e senza eccessive illusioni. Si tratta di uno sforzo gigantesco – tuttavia necessario e fondamentale – ed è fin troppo comprensibile che le cantine, già in evidente difficoltà per l'andamento del mercato del 2020, sono adesso costrette a prendere altre e impegnative decisioni. A partire dalla vigna, per poi proseguire in cantina, infine alla bottiglia. Da qualche parte e in qualche modo si deve comunque ripartire. Sarà difficile – già così è molto difficile e ben lo sappiamo – ma alla fine sarà un successo. Io sono ottimista e ne sono convinto. Il temporale non dura per sempre: prima o poi, inevitabilmente, arriva l'arcobaleno.

Antonello Biancalana



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