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  Editoriale Numero 209, Settembre 2021   
Vendemmia 2021: Calo della Quantità e Buona QualitàVendemmia 2021: Calo della Quantità e Buona Qualità  Sommario 
Numero 208, Estate 2021 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 210, Ottobre 2021

Vendemmia 2021: Calo della Quantità e Buona Qualità


 La stagione estiva, oltre alle temperature afose che caratterizzano questa stagione e che, da qualche anno, sono in costante e preoccupante aumento, coincide anche con il periodo durante il quale, chi coltiva la vigna, inizia a fare previsioni sulla vendemmia. Negli ultimi anni – a causa dell'innegabile cambiamento climatico che sta interessando ovunque il nostro pianeta – fare previsioni sul raccolto, non solo della vigna, è sempre più complesso. Non ho, evidentemente, conoscenze tecniche e scientifiche per potere affrontare in modo concreto e competente l'argomento del cambiamento climatico, tuttavia – da semplice abitante del pianeta – posso testimoniare le conseguenze di quello che sta accadendo. Anche dal punto di vista puramente enologico, nello specifico, sensoriale e organolettico del vino. Da questo aspetto, posso certamente testimoniare com'è cambiato il vino negli ultimi trenta anni e quali caratteristiche hanno prevalentemente subito l'effetto dei cambiamenti climatici.


 

 Per esempio, negli ultimi anni si è dato inizio alla coltivazione della vite in luoghi del nord Europa – non da meno, con interessanti risultati – qualcosa che, innegabilmente, dovrebbe fare riflettere. Saranno certamente contenti coloro i quali riescono a coltivare con profitto la vite in luoghi tradizionalmente poco adatti ai fini enologici, tuttavia, anche questo, è inequivocabilmente il segno concreto dei cambiamenti climatici in atto, in particolare dell'aumento delle temperature. Quest'ultimo aspetto, inoltre, ha avuto – in termini generali – un impatto evidente nell'aspetto sensoriale dei vini prodotti negli ultimi anni. In particolare – sebbene questo si debba attribuire anche a questioni di moda e tendenza, quindi il risultato di pratiche enologiche specifiche – negli ultimi decenni si è assistito al progressivo aumento del titolo alcolico dei vini, all'accentuazione della loro morbidezza e, di conseguenza, la minore percezione relativa dell'acidità.

 Il progressivo innalzarsi delle temperature, e la conseguente scarsità di piogge – condizione che si è spesso verificata nel corso di quest'anno – determinano condizioni di siccità più o meno severe e, di conseguenza, la vite e le piante in generale sono costrette ad affrontare quella che si definisce sofferenza idrica. Le piante “adulte”, con apparati radicali ben formati e sviluppati, hanno qualche possibilità di affrontare questa condizione, nella speranza di potere usufruire di qualche riserva idrica nel sottosuolo più profondo, per quelle giovani, invece, le speranze di sopravvivere sono decisamente inferiori. Una pianta in sofferenza idrica – e la vite non fa evidentemente eccezione – inevitabilmente, ammesso che sopravviva, tende a produrre meno frutti, pertanto il raccolto si riduce drasticamente. Se poi a questa condizione si aggiungono anche altre condizioni meteorologiche – come la grandine e le gelate – il raccolto si riduce ulteriormente e in modo decisamente significativo.

 Si tratta di fattori che generalmente influiscono sulla quantità, non da meno e in certi casi, con conseguenze anche sulla qualità. In ogni caso, l'andamento “bizzarro” delle condizioni meteorologiche nel corso delle stagioni – peggio, con eventi estremi – è certamente una di quelle cose che nessun coltivatore si augura all'inizio di ogni anno. In questo senso, il 2021 si preannuncia come un'annata non semplice. Si parla, ovviamente, delle condizioni meteorologiche generali che hanno caratterizzato l'annata in corso, ovviamente con le dovute eccezioni per molte zone e territori nei quali, buon per loro, il tempo è stato decisamente più clemente. Analizzando l'andamento meteorologico del 2021, in alcune zone si sono registrate gelate nella stagione primaverile, a luglio si sono verificate piogge con grandine, infine, nella stagione estiva, temperature elevatissime e scarsità di precipitazioni.

 Le previsioni relative alla vendemmia 2021 sono, almeno in questo momento, incerte e, in termini generali, si registrano importanti cali i produzione rispetto al 2020 a causa delle condizioni meteorologiche. I responsabili principali – come già detto – sono le temperature piuttosto elevate della stagione estiva e, ancor più, la scarsità di precipitazioni piovose. Le prime notizie certe relativamente all'andamento della vendemmia 2021 sono già arrivate dalle zone più calde dell'Italia e, non da meno, da quelle che si dedicano prevalentemente alla produzione di vini spumanti, nello specifico la Franciacorta e la Champagne. Le notizie che giungono da queste due celebri zone vitivinicole – riferimento della produzione spumantistica, rispettivamente, d'Italia e Francia – non sono esattamente positive. In Franciacorta si prevede infatti un calo significativo delle quantità – rispetto alla vendemmia 2020 – dovuto a qualche gelata che si è verificata in aprile oltre alle conseguenze della grandine di fine luglio.

 Questi eventi, che si aggiungono alle afose temperature estive, hanno influito sulla quantità del raccolto, senza tuttavia influire – così dicono in Franciacorta – sulla qualità delle uve. Le gelate primaverili hanno influito pesantemente anche sui vigneti della Champagne, in modo particolare le viti di Chardonnay per le quali si stima una perdita di circa il 30% rispetto al 2020. Stessa sorte per una delle più importanti varietà a bacca rossa di Francia – il Merlot – che essendo, come lo Chardonnay, una delle prime a germogliare, ha subito perdite a causa delle gelate primaverili. Le previsioni sulla vendemmia in Francia sembrano essere piuttosto negative, tanto da fare registrare – secondo le prime stime – una delle annate meno produttive degli ultimi 50 anni. Si tratta di stime preliminari – considerando che, normalmente, i dati ufficiali del governo francese sono solitamente diffusi nel mese di Settembre – tuttavia sembrerebbero confermati dalle zone nelle quali la vendemmia si effettua in anticipo, come nella Champagne.

 Per quanto concerne l'Italia, la Coldiretti stima una diminuzione dei raccolti – rispetto al 2020 – fra il 5 e il 10%, prevedendo una quantità di vino prodotta fra 44 e i 47 milioni di ettolitri. Tutti sono d'accordo, da nord a sud, sulla buona qualità delle uve che giungeranno nei nostri calici, dopo essere divenute vino. Va detto, per onore di completezza e con l'eccezione di certe zone del meridione, la vendemmia in Italia per la produzione di vini da tavola – escludendo quindi gli spumanti – avverrà dal mese di settembre e, per certi vini particolari, fino al mese di ottobre. Un periodo piuttosto ampio e che potrebbe riservare ancora sorprese, sia buone sia cattive. A causa della scarsità di precipitazioni piovose di questi mesi, infatti, qualora si dovessero registrare piogge all'inizio di settembre, queste sarebbero certamente positive, decisamente molto meno qualora fossero accompagnate da grandine. In ogni caso, nonostante il previsto calo di quantità rispetto al 2020 – che, è bene ricordare, non è stata un'annata esattamente semplice e per motivi diversi – giunga il mio più sincero augurio a tutti i vignaioli e viticoltori, sicuro che, come sempre, sapranno ottenere il meglio, con la consueta passione che li contraddistingue, dalle loro vigne. Per la nostra gioia e soddisfazione di avere nei calici – come sempre – eccellenti vini.

Antonello Biancalana



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