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  ABC Vino Numero 7, Aprile 2003   
CileCile  Sommario 
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Cile

Beneficiato da un clima praticamente di tipo mediterraneo, il paese è prevalentemente orientato alla produzione di vini varietali prodotti con uve internazionali

 Il Cile, oltre ad essere considerato il più importante paese vinicolo del Sud America, è anche storicamente considerato fra i primi paesi dell'emisfero meridionale dove si è iniziata coltivazione dell'uva. Dopo un lungo periodo di decadenza, il Cile ha orientato la propria produzione vinicola sulle varietà cosiddette internazionali riuscendo a creare con queste uve vini che presentano caratteristiche tali da essere considerati tipici. Una curiosa caratteristica del Cile è l'assenza di certe malattie della vite, che in altre parti del mondo hanno commesso veri e propri scempi, come la temibile fillossera e la peronospora. La ragione di questa “immunità”, pare sia dovuta all'ottima e naturale barriera offerta dalla catena montuosa delle Ande e dall'Oceano Pacifico, condizioni che hanno impedito a questi “flagelli” di penetrare all'interno del paese.


Il Cile
Il Cile

 La coltivazione della vite e la produzione di vino nel Cile furono introdotti dai missionari Spagnoli nel 1550 circa. Si ritiene che le piante o i semi della vite provenissero dal Perù oppure dal Messico, tuttavia si trattava di specie di uva introdotta precedentemente dagli Spagnoli in quei paesi. Il motivo per il quale la vite e il vino venivano introdotti nei paesi dell'America Latina è praticamente lo stesso per il quale si diffuse la vite in Europa. Il vino era un elemento essenziale per la celebrazione delle liturgie Cristiane e pertanto i missionari erano soliti portare con loro la vite con la quale produrre vino. Con molta probabilità, l'uva introdotta dai missionari Spagnoli in Cile era il Pais, un'uva a bacca rossa ancora diffuso nel paese e con il quale si producono vini rossi piuttosto ordinari, probabilmente riconducibile all'uva Mission introdotta dai missionari sia in California sia in altri paesi dell'America del Sud.

 La coltivazione della vite in Cile non ebbe vita facile, i vigneti furono inizialmente devastati dalle popolazioni native, tuttavia si riuscì ad avviare una solida attività vitivinicola nell'area di Santiago e per più di quattro secoli e fino ai giorni nostri rappresenta la zona principale del Cile. Nel XVII secolo gli Spagnoli, con lo scopo di tutelare i loro interessi commerciali relativi all'esportazione del vino in America Latina, vietarono l'impianto di nuovi vitigni, tuttavia l'iniziativa non ebbe effetti determinanti per lo sviluppo dell'enologia locale. Questo divieto diede luogo a veri e propri incoraggiamenti da parte delle autorità locali in modo da favorire la coltivazione della vite, e quindi la produzione di vino, con il risultato di avviare numerose attività che avevano l'esplicito scopo di produrre vino. Nonostante la presenza di numerose estancias, cioè di fattorie, la fama del vino Cileno era nota per la loro ingente quantità e per il loro basso prezzo piuttosto che per la qualità.

 Lo slancio verso la produzione di qualità fu avviato per opera del Francese Claudio Gay che convinse il governo Cileno di realizzare la Quinta Normal, una serra sperimentale per la coltivazione di esemplari di piante esotiche e di Vitis Vinifera, la vite Europea dalla quale si produce vino. Era il 1830. Questo evento rappresenta di per sé un fatto di eccezionale importanza storica, perché costituisce la prova che in Cile furono introdotte specie di viti Europee prima della comparsa dell'oidio e della fillossera che, com'è noto, produssero ingenti danni in tutto il “vecchio continente”. Il fatto è eccezionale perché il Cile è l'unico paese vinicolo del mondo in cui né l'oidio né la fillossera sono mai comparsi, pertanto gli esemplari Cileni, che non necessitano di un “piede” americano immune alla fillossera, com'è invece necessario in Europa, sono da considerarsi come rari esemplari integri della vite originale.


 

 Il vero impulso verso il cambiamento dell'enologia Cilena si verificò dopo l'indipendenza dalla Spagna, quando nel Cile cominciarono ad arrivare i vini Europei, nettamente diversi da quelli prodotti nel paese, e che suscitarono un vivido interesse nei produttori tanto da cercare di produrre vini simili. In particolare, fu Ochagavía Echazarreta che nel 1851 importò personalmente in Cile diversi esemplari di viti dalla Francia e convinse un'enologo Francese a seguirlo nel suo paese e ad aiutarlo a produrre vino da quelle uve. Fu un evento fondamentale perché costituì di fatto l'avviamento dell'enologia moderna Cilena fortemente basata sulle cosiddette uve “internazionali”. Il florido e fortunato periodo dell'enologia Cilena iniziò con il declino e la disgrazia dei paesi produttori di vino dell'Europa, devastati dalla fillossera e pertanto incapaci di produrre vino, il Cile era praticamente l'unico paese al mondo che poteva produrre vino grazie alla totale assenza di questo parassita. Il periodo “fortunato” ebbe termine quando in Europa si adottarono misure preventive contro la fillossera e si riprese a produrre vino di qualità. Un periodo di declino che si è protratto fino agli anni '80 del secolo scorso anche a causa del regime politico del paese.

 Il ritorno della democrazia in Cile fece emergere la strategica importanza economica e commerciale del vino e negli anni che seguirono il 1987 si verificò una vero e proprio rilancio dell'enologia Cilena; furono piantati nuovi vigneti con il chiaro scopo di produrre vini di qualità, un obiettivo che sembra essere sempre più concretamente perseguito dal Cile e brillantemente testimoniato dai suoi vini, oramai esportati in tutto il mondo.

 

Il Sistema di Qualità Cileno

 Sul sistema di qualità del vino Cileno, ad onore del vero, non c'è molto da dire, nel senso che, come gli Stati Uniti d'America, non ha un sistema rigido di leggi che stabiliscono, per esempio, quali varietà di uve possono essere coltivate in determinate zone o le modalità di vendemmia e di vinificazione. Tuttavia nel 1995 furono introdotte nuove leggi che principalmente riguardano la definizione di regioni vitivinicole e delle loro sotto zone, così come norme da seguire nell'etichettatura delle bottiglie. Il “sistema” fu sviluppato dal Ministero dell'Agricoltura in collaborazione con i produttori.

 In particolare il sistema stabilisce quanto segue:

 

  • Se un vino menziona in etichetta la regione di provenienza, almeno il 75% delle uve devono provenire dalla regione indicata
  • Se un vino menziona in etichetta l'uva con cui è fatto, il vino deve essere prodotto con almeno il 75% dell'uva indicata
  • Se un vino menziona in etichetta l'annata di vendemmia, almeno il 75% del vino deve appartenere alla vendemmia indicata

 

Zone di produzione

 La produzione enologica del Cile si basa essenzialmente sulle cosiddette uve “internazionali” e la coltivazione è prevalentemente sviluppata nelle valli che si estendono dalla Valparaiso fino a Bío-Bío. Grazie agli effetti dell'oceano Pacifico e della catena montuosa delle Ande, il clima Cileno è piuttosto mite e le temperature raramente salgono al di sopra dei 32 gradi e le notti di estate sono fresche. Le varietà di uve a bacca bianca prevalentemente coltivate nel paese sono lo Chardonnay, il Sauvignon Blanc e il Sauvignon Vert, noto anche con il nome di Sauvignonnasse, mentre le uve a bacca rossa includono il Cabernet Sauvignon, il Carmenère, il Merlot e il Pais, la prima uva ad essere coltivata in Cile e usata per la produzione di vini ordinari.

 Le zone principali di produzione sono da individuarsi, a nord, nelle valli di Aconcagua e Casablanca, mentre nel centro troviamo le valli di Maipo, Rapel, Curicó e Maule, che insieme formano la cosiddetta “Valle Centrale”. Al sud troviamo due valli, Bío-Bío e Itata, di minore importanza rispetto alle precedenti, dove si producono generalmente vini di largo consumo. La zona più famosa e importante del Cile è certamente la valle di Maipo, nelle vicinanze di Santiago, una delle più antiche regioni vinicole del paese. Una zona che recentemente sta dimostrando pregevoli qualità è la Valle di Casablanca, in prossimità dell'oceano Pacifico, questa zona sembra possedere eccellenti qualità tanto da essere considerata come una delle zone che in futuro sarà probabilmente il riferimento dell'enologia Cilena, in particolare per i vini bianchi a base di Chardonnay e Sauvignon Blanc.

 A nord della Valle di Casablanca si trova la Valle di Aconcagua, caratterizzata da un clima piuttosto caldo, che si sta rivelando piuttosto interessante per la produzione di vini a base di Merlot e Cabernet Sauvignon. Uno degli aspetti positivi per la viticoltura Cilena è la considerevole disponibilità di acqua, in pratica si tratta di neve che si scioglie dalle cime della Ande per poi scaricarsi nell'oceano Pacifico, e che rappresenta una preziosa risorsa per l'irrigazione dei vigneti. Tuttavia questa enorme quantità di acqua, che consentirebbe di ottenere ricchi e cospicui raccolti, e quindi uve di discreta qualità, necessita di una sistematica e concreta canalizzazione in modo da evitare eccessive irrigazioni che potrebbero favorire la sovrapproduzione delle viti. Per questa ragione molti produttori di qualità hanno installato nei propri vigneti dei sistemi di irrigazione a goccia controllati in modo da evitare i rischi di un raccolto di notevoli quantità ma di scarsa qualità.

 I migliori vini prodotti in Cile sono probabilmente quelli a base di Cabernet Sauvignon, disponibili in diverse fasce di prezzo, da quelli più correnti e poco costosi, fino a quelli eleganti e raffinati con prezzi decisamente più alti. Fra i vini bianchi spicca certamente lo Chardonnay, prevalentemente per la grande quantità che si produce rispetto agli altri vini bianchi, tuttavia si possono trovare dei buoni vini fatti con questa uva. Di recente stanno emergendo anche i bianchi prodotti con Sauvignon Blanc, anche se, ad onore del vero, non tutti i Sauvignon Blanc prodotti in Cile sono fatti con quest'uva. Spesso si tratta Sauvignon Vert, o Savignonnasse, purtroppo mai o raramente indicato in etichetta. Anche i vini prodotti con uve Merlot, in crescita dal punto di vista qualitativo, nascondono la stessa “insidia” perché talvolta si tratta di Carmenère e, come per il Sauvignon Blanc, questo non viene riportato in etichetta. Va comunque osservato che molti produttori stanno cercando di fare chiarezza su questi aspetti conducendo indagini sul DNA delle proprie uve in modo da identificare esattamente la varietà e riportarla chiaramente in etichetta.

 




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