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  Editoriale Numero 113, Dicembre 2012   
Giovani e NovelloGiovani e Novello  Sommario 
Numero 112, Novembre 2012 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 114, Gennaio 2013

Giovani e Novello


 In questi giorni sono state diffuse due notizie che, a modo loro, fanno riflettere. La prima è che i giovani preferirebbero vini “semplici, freschi e socializzanti”, più diretti e con meno legno. La seconda è che il vino novello, sia in Italia sia in Francia, sta registrando notevoli riduzioni di vendite e di produzione, a causa di un drastico calo di richieste. Le due notizie, fanno riflettere poiché, confrontando la prima con la seconda, sembrerebbero contrastanti. È chiaro che non intendo mettere in discussione o dubitare della veridicità delle due notizie - la prima frutto di un'inchiesta, la seconda frutto di un “dato di fatto” - ma è bizzarro come i due aspetti si contraddicano a vicenda. I giovani chiedono vini semplici, immediati, freschi, con meno legno e, guarda il caso, il vino novello è uno di quei vini che maggiormente soddisfa questi requisiti. E come si spiega, quindi, che il novello abbia perso gran parte del suo successo, considerando, inoltre, che il suo prezzo varia in genere dai 5 ai 10 euro, spesso anche meno, cioè un prezzo allettante per i giovani che vivono - come tutti - tempi di crisi economica e precarietà?


 

 Iniziamo dal novello. Questo stile di vino nasce nell'AOC Beaujolais, in Francia, nella quale denominazione è previsto il cosiddetto Beaujolais Nouveau, cioè il “Beaujolais Nuovo”. In questa zona l'uva Gamay è regina dei vigneti, più precisamente, il Gamay Noir à Jus Blanc, da non confondere con il Gamay Teinturier. Proprio con quest'uva si produce il “vino nuovo” destinato a un pronto consumo e notoriamente posto in vendita il terzo giovedì di novembre, al grido di Le Beaujolais est arrivé! (Il Beaujolais è arrivato). Questo stile di vino - che in Italia prende il nome di “novello” - è prodotto con una tecnica enologica specifica, detta macerazione carbonica, che consente la produzione di vino in tempi piuttosto rapidi. Grazie alla particolare tecnica - le uve sono poste in contenitori a tenuta stagna nei quali si sviluppa naturalmente una saturazione di anidride carbonica - consente di produrre vini dalla spiccata aromaticità di frutta, vini “semplici, freschi e immediati”, proprio quello stile di vino che sembrerebbe essere così gradito ai giovani. Un vino socializzante, senza dubbio: in Italia, per esempio, il novello ha praticamente sostituito l'usanza consumare il vino ancora in fermentazione con le caldarroste nelle spensierate sere fra amici.

 Il vino novello ha visto il suo massimo splendore negli anni 1990 e nei primi anni 2000, con picchi di produzione che hanno raggiunto anche 18 milioni di bottiglie. A quei tempi era piuttosto difficile trovare una cantina che non producesse novello - vino che assicurava un discreto profitto sul bilancio annuale - mentre oggi il numero di produttori è decisamente ridimensionato. Secondo le stime, nel 2012 in Italia sono state prodotte “appena” 4 milioni di bottiglie, meno di un quarto rispetto al 2002. A nulla è valso l'aiuto e le agevolazioni che sono state introdotte con un apposito decreto ministeriale che - di fatto - ha semplificato la produzione di questo vino, compresa la variazione della data dalla quale di può iniziare la commercializzazione. Com'è noto, in Italia il novello poteva essere posto in vendita dalla mezzanotte del 6 novembre: con il nuovo decreto la vendita è stata - e sarà - anticipata al 30 ottobre. Certamente innegabile che negli ultimi anni la vendemmia è fortemente anticipata rispetto al passato, pertanto anche il novello è “pronto” in anticipo rispetto al passato. Di certo, anticipare la vendita, significa anche “anticipare” il profitto. Un buon aiuto che, in questi tempi, è provvidenziale.

 L'indagine sul vino e i giovani, che non metto di certo in dubbio, è stata condotta dal professor Gabriele Micozzi dell'Università Politecnica delle Marche, sembrerebbe mettere in discussione, o meglio, non giustificherebbe il calo delle vendite del novello. Secondo questa indagine, la maggioranza dei giovani, di età compresa fra 18 e 35 anni, vorrebbe un vino più fresco, immediato, semplice, spiritoso, senza legno e socializzante. Fra i vini che, secondo i giovani, rientrano in questi criteri, troviamo Prosecco, Lambrusco, Chianti, Montepulciano d'Abruzzo e i vini prodotti con le uve Sangiovese, Chardonnay e Moscato. Ma non il novello. Il vino segue delle mode - e questa non è una scoperta - e certamente il novello è stata una grande moda e, nonostante abbia molte delle qualità apprezzate dai giovani, non rientra nelle loro preferenze. Segno della crisi o segno che si è esagerato in qualche modo? Oppure segno che i produttori di vini e uve oggi apparentemente apprezzate dai giovani, sono stati capaci di conquistare gli interessi dei giovani in modo più efficace rispetto a quelli che producono novello? Eppure molti di questi, producono anche il novello.

 Altro aspetto che emerge da questa indagine, è il fatto che i giovani sembrerebbero gradire poco l'intermediazione di “esperti del vino”, colpevoli - a quanto pare - di avere reso il vino “difficile” e poco comprensibile, preferendo un approccio decisamente più semplice. Anche questo fa molto riflettere. Sarà forse il segno di tempi fin troppo leggeri, nei quali la gente preferisce riflettere poco - o per niente - lasciando ad altri la fatica di pensare e scegliere al posto loro. Questo lo ritengo pericoloso, molto pericoloso. Per anni abbiamo raccontato e sostenuto l'importanza di tutti quegli elementi fondamentali ed essenziali per la produzione di vino di qualità, di espressioni territoriali uniche e irripetibili. Ogni vino è diverso da ogni altro. Ogni bottiglia è diversa da qualunque altra. Se non si ha la volontà e la curiosità di comprendere questi importanti aspetti, significa che il futuro sarà molto agevolato per tutti quei produttori - in maggioranza di fattura squisitamente industriale - che potranno offrire vini semplici, freschi, diretti, senza complicazioni e spiritosi, ma di dubbia qualità. Una pericolosa strada verso il ritorno dell'omologazione, un periodo già visto e rivisto, non solo per il vino.

 Non sto sostenendo che il vino debba essere “difficile e per pochi”, perché anche questo è parimenti pericoloso, molto pericoloso oltre che sciocco. Il vino è cultura, espressione di tradizioni profonde e solide, è la bevanda sulla quale è cresciuta la nostra civiltà, un patrimonio di inestimabile valore, storia e significato. Sempre in accordo a questa indagine, i giovani preferirebbero che siano a vignaioli a parlare del loro vino. Giusto, giustissimo, ineccepibile. Ma è bene fare attenzione: essere vignaioli non significa necessariamente fare vino o fare vino di qualità. Non tutti i vignaioli, in quanto tali e comunque encomiabili, sanno fare vino buono e genuino. Le storie sono belle e affascinanti, ma a volte nascondono insidie. Cari giovani, non permettete che vi usino per soddisfare interessi per i quali non riceverete nessun beneficio. Quando vi accostate a un vino, fatelo con consapevolezza e responsabilità: non solo evitando il deplorevole eccesso della quantità, ma soprattutto per l'apprezzamento della qualità e della cultura che il vino esprime. Perché spetterà a voi prendere in mano il testimone e continuare la storia del vino verso il futuro - che è vostro - ricordando che, se mancate di rispetto al vino, il vino non vi rispetterà. Se lo tratterete con superficialità, anche il vino vi tratterà con superficialità. E lo stesso faranno certi produttori senza scrupoli, pronti a produrre vini semplici e freschi - come piacciono a voi - ma non proprio salubri. Avvicinatevi al calice e ascoltatelo, sempre. Andate oltre l'apparenza di chi sa “infiocchettare una bella storia speculando sulle emozioni e sui sentimenti” e puntate alla sostanza. La vostra. Che è solo vostra e che nessuno ha il diritto di calpestarla. E questo dipende solo da voi.

Antonello Biancalana






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