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  Editoriale Numero 192, Febbraio 2020   
USA e Unione Europea: uno Scontro fra Vino, Tasse e DaziUSA e Unione Europea: uno Scontro fra Vino, Tasse e Dazi  Sommario 
Numero 191, Gennaio 2020 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 193, Marzo 2020

USA e Unione Europea: uno Scontro fra Vino, Tasse e Dazi


 L'introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti d'America nei confronti dei prodotti dell'Unione Europea – vicenda che, da diverse settimane, è alla ribalta dell'informazione – sta producendo i primi effetti e non sono purtroppo positivi. Le conseguenze di questo provvedimento cominciano a produrre i primi effetti tangibili e, comprensibilmente, le associazioni di categoria e le istituzioni stanno cercando di adottare misure cautelative con lo scopo di limitarne l'impatto. Tutti sono concordi nel sostenere che le conseguenze di questo provvedimento saranno evidenti e sostanziali, cosa che riguarderà – ovviamente – anche il mondo del vino. In alcuni paesi d'Europa, infatti, si stanno valutando i primi effetti sull'economia dei settori colpiti da questa misura, evidentemente negativi. In particolare, la Francia lamenta già un calo a doppia cifra per quanto riguarda l'esportazione del vino negli Stati Uniti d'America.


 

 I primi paesi europei a subire le conseguenze dell'introduzione di questa misura protezionistica sono la Francia e la Spagna. Questi due paesi, infatti, hanno reso noto di avere registrato dei cali significativi nella quota di esportazione verso gli Stati Uniti d'America. La Francia, alla fine di novembre 2019, ha registrato una diminuzione del -36% rispetto allo stesso periodo del 2018 mentre la Spagna rende noto che la perdita è determinabile con un calo del -9,2%. In entrambi i casi, si ritiene che questa perdita sia determinata in larga parte dalla decisione di introdurre dazi da parte degli USA e che hanno portato, dopo cinque anni, a una significativa diminuzione delle esportazioni. Ad approfittare di questo risultato, segnando addirittura un aumento delle esportazioni verso gli Stati Uniti d'America, risultano essere Italia e Nuova Zelanda, rispettivamente con aumenti del +9,7% e +8,8%. La determinazione del calo dovuto agli effetti dei dazi pare verosimile se si considera la percentuale imposta sui prodotti francesi e spagnoli.

 Se è vero che Francia e Spagna sembrano avere subito una pesante perdita e, nel contempo, l'Italia avrebbe buoni motivi per gioire del conseguente aumento nelle esportazioni – a causa di una minore percentuale nei dazi – in realtà, nessuno in Europa ha davvero buone ragioni per stare tranquilli. Gran parte dei produttori, infatti, teme che nei prossimi mesi gli effetti dei dazi si faranno sentire in modo ancora più evidente per tutti, Italia compresa. Il settore vitivinicolo italiano, temendo nei prossimi mesi un impatto piuttosto importante, stanno cercando il sostegno politico dei nostri governanti, invitandoli a operare nelle opportune sedi dell'Unione Europea così da promuovere misure tali capaci di limitare le perdite previste. Compito decisamente difficile e che, evidentemente, non è solo nell'interesse dell'Italia poiché tutti i paesi membri dell'Unione Europea stanno cercando di fare comprensibilmente lo stesso. Impresa evidentemente complessa e difficile, considerando – soprattutto – le ragioni che hanno portato gli Stati Uniti d'America a introdurre i dazi nei confronti della produzione europea.

 A livello istituzionale e burocratico, in effetti, qualcosa si sta muovendo, poiché anche le associazioni di categoria americane comprendono le conseguenze economiche determinate dai dazi. Il Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev) e il Wine Institute americano hanno infatti stipulato un patto di unione di intenti con lo scopo di chiedere ai rispettivi governi la revoca bilaterale dei dazi sul vino, così come previsto dal GATT (General Agreement on Tariffs and Trade, Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio). La chiara dimostrazione che il provvedimento dei dazi imposti dagli USA destano non poche preoccupazioni a tutte le figure e le associazioni che dipendono dal mercato del vino, sia in Europa, sia negli Stati Uniti d'America. La reciproca preoccupazione, inoltre, riguarda la conseguenza più diretta determinata dal mancato profitto, cioè il rischio concreto della perdita di posti di lavoro e, non da meno, l'inevitabile aumento dei prezzi del vino nel mercato statunitense.

 Da entrambe le parti – Unione Europea e Stati Uniti d'America – emerge chiara la convinzione della necessità di un commercio libero tale da favorire le rispettive produzioni vitivinicole nei diversi mercati. Non è difficile, infatti, pensare che l'introduzione dei dazi da parte del governo statunitense provochi una risposta analoga da parte dell'Unione Europea. Uno scenario decisamente lontano dai tempi che stiamo vivendo e che vede sempre più il mondo come un mercato globale e unico, nel quale l'espressione delle ricchezze locali riescono a essere apprezzate anche altrove, pur mantenendo – ognuno – la propria identità e peculiarità. Il risultato è la sconfitta di tutti poiché se la vendita del vino europeo è ostacolata negli Stati Uniti d'America, parimenti quello americano sarà ostacolato con misure analoghe nel mercato europeo. Alla fine tutti avranno perso, tutti saranno più poveri e non solo in termini economici ma, soprattutto, di condivisione e crescita culturale.

 La Francia, il paese che ha subito le maggiori conseguenze dell'introduzione dei dazi statunitensi, non è rimasta a guardare ed è passata al contrattacco. Il governo francese, infatti, nella prospettiva dell'applicazione di forti dazi nei confronti dei suoi prodotti, ha risposto introducendo la cosiddetta digital tax ai danni dei colossi americani del web. Questo provvedimento ha costretto il governo americano a trattare con quello francese, fino a raggiungere una “tregua” e che, a quanto pare, si protrarrà per tutto il 2020. Sicuramente non finisce qui e c'è da immaginare – viste le strade intraprese dalle due opposte sponde dell'oceano Atlantico – che saranno adottate altre misure tali da limitare le opportunità di mercato delle rispettive produzioni. E non finisce nemmeno qui per il vino europeo e i rapporti commerciali con gli altri paesi poiché – a quanto pare – la brexit sta per essere attuata con conseguenze ancora non del tutto chiare. Questo, sicuramente, porterà a nuovi scontri fra istituzioni e burocrazia, con il risultato che il mondo ci sembrerà, all'improvviso, più chiuso, piccolo e fragile.

Antonello Biancalana



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