Cultura e Informazione Enologica - Anno XVII
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I Pregiudizi sul Vino


 Il vino - e ben lo sanno i tanti appassionati nel mondo - è una bevanda estremamente ricca, capace di offrire innumerevoli interpretazioni in funzione ai tanti fattori che regolano la sua produzione. Grazie anche alla sua millenaria storia e alla larga diffusione della vite nel mondo, ogni paese è capace di produrre vini con caratteristiche proprie - nel bene e nel male - offrendo ai consumatori sensazioni ed emozioni diverse in accordo alle condizioni ambientali e meteorologiche di ogni annata. Questo è quello che accade - in termini generali - quando si evita di emulare gli stili vinicoli di altri paesi e offrendo nel calice degli appassionati la cultura, la tradizione e la ricchezza di ogni singolo paese. In fin dei conti, anche questo dovrebbe essere il bello del vino: paese che vai, vino che trovi. Questo è ciò che noi tutti appassionati della bevanda di Bacco dovremmo augurarci, evitando di essere condannati a bere vini prodotti con lo stesso “stampo” e con lo stesso gusto, rifuggendo dall'idea di un futuro di vini tutti uguali, tutti simili.

 L'argomento vino riscuote oggi un largo consenso dalla gente, aiutato anche dal fatto che intorno a questa bevanda si è costruito un vero e proprio fenomeno di massa - e quindi una rilevante importanza economica e commerciale - lo si considera un argomento “alla moda” e, per fortuna, l'attenzione della maggioranza dei consumatori è rivolta verso la qualità piuttosto che alla quantità. Le tante etichette oramai disponibili sul mercato - dalle enoteche ai supermercati - confermano l'importanza commerciale del vino e se fino a circa dieci anni fa nei supermercati si riservava un modesto spazio al vino, oggi si dedicano interi settori offrendo alla clientela una ricchissima scelta. Questo è il segno di un cambiamento epocale, poiché nessuno - almeno fino a circa dieci anni fa - si sarebbe mai aspettato di vedere negli scaffali dei supermercati etichette blasonate, pregiate e costosissime: questo è visto oggi come un fatto normale, uno dei tanti modi per arrivare al consumatore ottenendo quindi il fine ultimo della produzione: la vendita e quindi il profitto.


 

 Tuttavia nel mondo del vino - ma sarebbe meglio dire nel mondo dei consumatori di vino - esistono anche dei pregiudizi e degli atteggiamenti di forte scetticismo verso certi vini e certe categorie di vini. Sono proprio questo genere di comportamenti difficili da cambiare nei consumatori, spesso - non dimentichiamolo - indotti da efficaci campagne pubblicitarie e di mercato che hanno un influsso ben preciso sulle scelte e gli atteggiamenti dei consumatori, o almeno su una parte di essi. Va riconosciuto che questi pregiudizi sono spesso giustificati da evidenti motivi e quindi oggettivamente condivisibili, mentre ce ne sono altri che nascono da discutibili condizioni del passato e, nonostante le cose siano cambiate in meglio, il pregiudizio e lo scetticismo verso certi prodotti non cambia affatto o comunque è difficile da cambiare.

 Chi non ricorda, per esempio, la perenne discussione che dura da anni fra lo Champagne e lo spumante Italiano? Un confronto che si protrae da decenni e che si basa prevalentemente su certe condizioni del passato oramai fortemente radicate anche se ampiamente cambiate. Lo spumante Italiano ha fatto molta strada e la sua qualità è innegabilmente elevata, eppure ci sono molti consumatori che disdegnano qualunque tipo di bollicina con l'esclusione di quelle della nobile Champagne. Chiaramente lo Champagne è un vino unico e straordinario - chi potrebbe negare questo - ma lo stesso si può oggi dire di altri spumanti, incluso quello Italiano. Tuttavia il pregiudizio e lo scetticismo verso questo tipo di prodotti è ancora alto e molti continuano a sostenere queste ipotesi - vecchie di decine di anni - senza avere assaggiato con il proprio naso e la propria bocca il radicale cambiamento che si è sviluppato nel corso degli anni. Ciò che è ancora peggio, molti usano i pregiudizi solo perché hanno sentito dire da altri cosa è meglio e cosa è peggio, senza nemmeno preoccuparsi di verificare di persona.

 Ci sono poi i pregiudizi che nascono da cattive esperienze e che sono implicitamente estesi a tutte le esperienze analoghe future. Ci sono alcuni che dopo avere assaggiato un vino di qualità mediocre o scadente, sono convinti che tutti i vini appartenenti alla stessa categoria abbiano la stessa qualità e pertanto sono accuratamente evitati. Ci sono persone - senza nessuna pretesa da parte nostra di criticare i loro gusti - che dopo avere assaggiato un vino bianco di pessima qualità, si rifiutano categoricamente di assaggiare qualunque vino bianco colpevole di appartenere a quella categoria offesa da un esemplare di pessima qualità. Spesso, queste persone si rifugiano nei vini rossi considerandoli gli unici e degni rappresentanti della bevanda di Bacco. Chiunque sia appassionato di vino è consapevole del fatto che ci sono tantissimi bianchi capaci di mettere in ombra un foltissimo gruppo di vini rossi. Lo stesso può essere detto per qualunque altro stile di vino, ovviamente.

 Ben diversa è la posizione di chi non gradisce un determinato tipo di vino semplicemente perché non incontra il suo gusto: di fronte a questo nessuno ha il diritto di criticare o obiettare. Dove si può invece obiettare e criticare sono in tutti i comportamenti in cui si applicano indiscriminatamente ridicoli pregiudizi e uno scetticismo di altri tempi. Il bello del vino è anche questo: la possibilità di avere a disposizione una ricca scelta di prodotti che aspettano solo di essere valutati e ognuno di questi sarà capace di smentire o confermare sia i pregiudizi sia qualunque scetticismo. La conclusione rimane comunque la stessa, così simile a quello che accade nei rapporti umani. Ci sono persone che sono disposte ad ascoltare anche quando non condividono le idee altrui ma hanno la volontà di capire, altri invece che, non solo sono incapaci di ascoltare, ma continuano a parlare in modo arrogante non consentendo agli altri di esprimersi. Con il vino accade esattamente la stessa cosa. Se gli si concede la possibilità di farlo parlare attraverso i suoi aromi e il suo gusto, allora lo si potrà comprendere fino in fondo e arricchirsi della sua storia e cultura. Se non gli si concede nemmeno di parlare, non si può nemmeno pretendere di capire. La colpa non potrà ricadere su quel vino a cui si è negata un po' di attenzione a causa di un pregiudizio che rende solamente più povero chi si ostina a metterlo davanti ai propri occhi.

 



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La Posta dei Lettori


 In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere alla redazione oppure utilizzare l'apposito modulo disponibile nel nostro sito.

 

In molte bottiglie di spumanti e Champagne non è riportata né la data di sboccatura né l'annata. Queste informazioni sono forse riportate nei codici che si trovano nell'etichetta? Grazie per la vostra risposta e complimenti per il sito.
Giuseppe Scattolin -- Padova (Italia)
La data di sboccatura e la dichiarazione dell'annata negli spumanti metodo classico - come Champagne e Franciacorta - non sempre sono dichiarati in etichetta. Mentre l'indicazione della data di sboccatura dovrebbe essere sempre indicata in etichetta - semplicemente per un fatto di chiarezza del produttore e non perché sia obbligatorio - non sempre è possibile stabilire l'annata esatta di uno spumante. Il vino base utilizzato per la produzione degli spumanti metodo classico senza annata (o sans année o non vintage) è generalmente ottenuta dalla miscelazione di più vini prodotti in annate diverse, pertanto non avrebbe molto senso indicare uno specifico millesimo nell'etichetta. Per quanto riguarda l'interpretazione dei codici tipicamente riportati nelle etichette degli Champagne, le consigliamo di leggere il nostro articolo Champagne pubblicato nel numero 22, Settembre 2004.



Un mio amico sostiene che nello spumante extra brut e pas dosé, prima dell'inizio della rifermentazione in bottiglia, si aggiunge una miscela contenente solamente lieviti. Secondo me non ha ragione poiché senza zucchero non sarebbe possibile attivare il processo di rifermentazione e quindi la produzione di anidride carbonica. Chi ha ragione? Complimenti per la rivista e continuate così.
Luigi Fasano -- Livorno (Italia)
Come ha giustamente osservato, la rifermentazione in bottiglia degli spumanti metodo classico avviene grazie alla presenza di zuccheri aggiunti che, per effetto dei lieviti - anch'essi aggiunti alla miscela - consentono di attivare una seconda fermentazione. Questa miscela - definita liqueur de tirage o liquore di tiraggio - è prodotta con il vino base a cui si aggiunge una certa quantità di zucchero e lieviti selezionati. Questa miscela è aggiunta a ogni tipo di spumante - indipendentemente dal metodo di produzione - e indipendentemente dal grado di dolcezza del prodotto finale; pertanto è utilizzata anche nella produzione degli spumanti extra brut e pas dosé. Lo zucchero aggiunto a questa miscela ha lo scopo di attivare la rifermentazione in bottiglia con il risultato di produrre anidride carbonica - responsabile dell'effervescenza - oltre che alcol. Per maggiori informazioni le consigliamo di leggere il nostro articolo La Produzione degli Spumanti pubblicato nel numero 22, Settembre 2004.



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