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  Editoriale Numero 36, Dicembre 2005   
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Numero 35, Novembre 2005 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 37, Gennaio 2006

Il Vino? Rosso, Ancora e Sempre Rosso!


 Che il vino stia attraversando un periodo non proprio florido nei consumi, non è certamente una novità. Nonostante si stiano verificando dei timidi ma significativi cenni di ripresa, il mondo del vino è comunque ben lontano dai livelli di qualche anno fa, quando le vendite erano decisamente superiori. Com'è noto, l'andamento e l'evoluzione di ogni cosa e di ogni fenomeno, sono caratterizzati da un'alternanza di livelli alti e bassi, che si ripetono ciclicamente, almeno fino a quando esistono condizioni indispensabili alla loro ripetizione. Questo vale anche nel vino - ovviamente - i quali consumi sono attualmente ridotti dopo avere attraversato un buon periodo nelle vendite. Senza entrare nel merito delle ragioni che hanno causato questi due estremi, seguendo questo modello, prima o poi - almeno si spera - i consumi riprenderanno e, forse, aumenteranno rispetto a qualche anno fa. Questa alternanza è inoltre valida per quanto concerne le preferenze nei consumi: se qualche decina di anni fa erano i bianchi a riscuotere la preferenza dei consumatori, oggi sono decisamente i rossi i vini a essere versati prevalentemente nei calici.


 

 In questi tempi, caratterizzati da un minore consumo, i vini che sembrano resistere maggiormente ai cali delle vendite sono i rossi. Certamente, non tutti i rossi, poiché anche il fattore prezzo svolge un ruolo fondamentale. Sembra infatti che a riscuotere maggiore successo nelle preferenze dei consumatori siano i vini rossi venduti a un prezzo di circa € 5,00. Se è vero che questo prezzo è giustificato dalle condizioni economiche generali, cosa giustifica invece la preferenza verso i vini rossi? Sarà forse dovuto al fatto che i vini rossi sono generalmente prodotti con criteri di qualità superiore rispetto - per esempio - ai vini bianchi? Probabilmente no, poiché il mercato offre una buona selezione di vini bianchi anche a questo prezzo, buoni tanto quanto quelli rossi. Anzi, si potrebbe aggiungere che la produzione di un vino rosso, in particolare quando si utilizza la botte, ha un costo generalmente superiore al bianco, di conseguenza anche un prezzo maggiore. In altre parole, in un'ipotetica scala della qualità e a parità di prezzo, un vino bianco dovrebbe avere una qualità maggiore di un rosso.

 Evidentemente il prezzo, pur condizionando le scelte dei consumatori, non è il fattore primario che determina la preferenza verso i vini rossi. Probabilmente si deve cercare una spiegazione migliore in quei sottili - ma determinanti - fattori legati alla cultura, alla moda e all'influenza dei mezzi di comunicazione. Se fosse infatti solamente la cultura a influenzare i consumi di vino, ancora oggi le nostre preferenze sarebbero rivolte ai vini dolci, cioè a quei vini prevalentemente consumati nelle epoche dalle quali la nostra cultura - e le nostre tradizioni - hanno avuto origine. La cultura - com'è fin troppo ovvio - si evolve e si adatta in funzione dei cambiamenti sociali, arrivando fino ai giorni nostri e alla nostra preferenza verso il vino rosso. Ad onore del vero, il gusto e il modo di fare vino si è talmente sviluppato che - con l'eccezione dei principi fondamentali dell'enologia - i processi di produzione sono stati fortemente condizionati sia dalla tecnologia, sia dalla chimica. Il gusto del vino consumato e prodotto all'epoca degli antichi romani, per esempio, difficilmente incontrerebbe il gusto degli uomini moderni. Questo è particolarmente vero per i vini secchi, poiché il gusto e la produzione di quelli attuali si basa ancora su metodi e principi sviluppati nel 1500-1600, epoca nella quale l'enologia conobbe un notevole sviluppo.

 Molto più probabile è invece l'influenza delle tendenze e della moda - non da ultimo - l'interesse e l'attenzione che i mezzi di comunicazione rivolgono al vino rosso. A questo si deve aggiungere anche il fatto che da sempre - o almeno in epoche recenti - il vino rosso è sempre stato considerato il vino per eccellenza. Se si pensa al vino, l'associazione più frequente è con il rosso, al quale si riconosce maggiore corpo, maggiore fascino, maggiore dignità e maggiore autorevolezza, in altre parole, il vino rosso è considerato più vino rispetto agli altri tipi. Eppure, in tempi non proprio distanti di appena 15 anni fa, era il vino bianco a riscuotere le preferenze dei consumatori, tanto da fare attraversare al vino rosso un periodo di “crisi”. Dopo questa breve parentesi di declino - quando erano Pinot Bianco, Pinot Grigio e Chardonnay a riempire i calici dei consumatori - il vino rosso ha ripreso la sua trionfale marcia verso i più alti consensi, sia da parte del mercato, sia da parte degli appassionati della bevanda di Bacco.

 Se osserviamo più da vicino i motivi per i quali il vino rosso continua a riscuotere maggiore successo, anche secondo i pareri dei consumatori, il fattore legno sembra svolgere un ruolo importante. Infatti non tutti i vini rossi riscuotono gli stessi consensi: quelli rossi fermentati e maturati in acciaio non sono apprezzati come quelli vinificati in botte. Senza insistere troppo su questo aspetto - oramai largamente dibattuto e discusso - è però innegabile che un vino rosso prodotto in questo modo riceva un numero maggiore di preferenze. Inoltre, il servizio di un vino cosiddetto “importante” - anche se sono discutibili i criteri tali da fare ritenere un vino importante - si avvale di calici e procedure decisamente più suggestive: calici ampi e sontuosi, tutto proposto in grande come se si dovesse anticipare un “evento importante”. Forse sarà anche per le parole più generose e lusinghiere che si esprimono solitamente per i vini rossi a fare credere che ogni rosso sia un grande vino. Spesso si considera “grande” ciò che si crede - o si fa credere - essere “grande”: magia della persuasione.

 Senza entrare nel merito dei gusti personali - di fronte ai quali nessuna oggettività trova fondamento - è anche sconcertante vedere come molti consumatori che si definiscono intenditori, raramente sono disponibili ad andare “oltre” il vino rosso, proprio perché questo è il vino che distingue la classe dei veri intenditori, almeno secondo il pensiero di alcuni. Per questi “intenditori” è addirittura inconcepibile che nei loro calici sia versato - anche occasionalmente - altro vino se non quello rosso. Per fortuna, ci sono anche i veri appassionati del vino - permetteteci di definirli come i Veri Intenditori - capaci di andare oltre e guardare al vino, senza distinzioni e senza discriminazioni, come un leale e piacevole compagno, che sia rosso o bianco, spumante o rosato, fortificato o dolce: l'importante è che sia buono e che sia capace di regalare emozioni ai sensi, sempre e comunque nel consumo moderato. proprio così che ci piace definire un intenditore di vini: qualcuno capace di andare oltre il colore e capace di ascoltare e capire, perché tutti i vini - ma proprio tutti - hanno qualcosa da raccontare e da dire. E questo vale per ognuno e per ogni cosa, non solo per il vino.

 



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La Posta dei Lettori


 In questa rubrica vengono pubblicate le lettere dei lettori. Se avete commenti o domande da fare, esprimere le vostre opinioni, inviate le vostre lettere alla redazione oppure utilizzare l'apposito modulo disponibile nel nostro sito.

 

Di recente ho avuto una discussione con un mio amico sull'Amarone. Lui sostiene che si produce sempre da uve appassite, mentre da quello che so, si può produrre anche con uve fresche. Chi ha ragione?
Salvatore Ascione -- Napoli (Italia)
L'Amarone della Valpolicella è uno dei più prestigiosi vini della zona di Verona e d'Italia. Si ritiene che questo vino sia il risultato dell'evoluzione di due vini: il Recioto e, prima ancora, l'Acinatico. Già Cassiodoro, ministro di Teodorico, cita in una sua lettera il vino Acinatico ottenuto con una speciale tecnica di appassimento delle uve, prodotto - già a quei tempi - nell'attuale territorio della Valpolicella. In tempi passati nella zona si produceva unicamente il Recioto - prodotto con uve appassite - e con il passare del tempo e il mutare delle stagioni, le uve, nonostante fossero appassite e vinificate allo stesso modo, cominciarono a produrre un vino più secco rispetto a quello originale, per questo motivo - e per il suo gusto più “amaro” - prese il nome di Amarone. Ancora oggi nella zona della Valpolicella, l'Amarone è considerato un Recioto scapà, cioè scappato, vale a dire un Recioto sfuggito al controllo delle tipiche pratiche di produzione del celebre vino rosso dolce. Secondo fonti storiche, le prime produzioni di Amarone risalgono all'inizio del secolo scorso e fu solo nel 1968 che fu riconosciuta la DOC. Nonostante la produzione di questo vino sia aumentata notevolmente negli ultimi anni, l'Amarone resta comunque un vino raro che richiede uno scrupoloso controllo delle uve - tipicamente Corvina, Rondinella e Molinara - e del loro appassimento.



Vorrei chiedere un vostro parere sui tappi sintetici. Visto che i tappi di sughero spesso sono affetti dal fastidioso “odore di tappo”, perché le cantine non li sostituiscono completamente con quelli sintetici?
Roberta Minerva -- Milano (Italia)
L'argomento dell'uso dei tappi sintetici è divenuto piuttosto frequente nel mondo del vino. Ci sono consumatori e produttori che si oppongono a questo tipo di soluzione, altri invece sembrano essere più tolleranti e accettano questo genere di tappi. Come ha giustamente osservato, il tappo naturale di sughero può essere affetto - in certi casi - dal fastidioso inconveniente del cosiddetto “odore di tappo' - provocato dal tricloroanisolo o 246-TCA - e che si ritiene danneggi oltre il 5% della produzione totale di vino nel mondo. Poiché questo difetto non è riscontrabile nei tappi sintetici, sembrerebbe appropriato provvedere alla completa sostituzione dei tappi naturali, tuttavia è bene ricordare che i tappi sintetici offrono una maggiore - se non totale - ermeticità, evitando quindi quell'essenziale scambio minimale di ossigeno fra l'interno della bottiglia e l'esterno. Questa minima quantità di ossigeno che passa attraverso i pori del sughero, è infatti essenziale per la maturazione del vino nel corso del tempo: la mancanza di questo fattore provocherebbe - dopo alcuni anni - una forte riduzione, danneggiando quindi il vino. Il tappo sintetico risulta quindi essere particolarmente adatto per i vini destinati a un consumo più o meno breve, poiché - in accordo a specifici studi condotti sull'argomento - dopo circa 18 mesi gli effetti della riduzione iniziano ad essere piuttosto evidenti.



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