Cultura e Informazione Enologica - Anno XVII
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  Eventi Numero 80, Dicembre 2009   
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Numero 79, Novembre 2009 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 81, Gennaio 2010

Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Ancora in Rosa il Master del Sangiovese


 
Lo scorso 27 ottobre, a Predappio (FC), sono stati proclamati i vincitori dell'edizione 2009 del Trofeo Consorzio Vini di Romagna - 9° Master del Sangiovese. Fra i concorsi enologici più importanti e qualificati a livello nazionale, nel quale il protagonista assoluto è sempre e comunque il Sangiovese, uno dei vini e dei vitigni principi della viticoltura italiana e mondiale. Organizzato dal Consorzio Vini di Romagna e l'Associazione Italiana Sommelier, in collaborazione con l'Enoteca Regionale Emilia Romagna, il Comune di Predappio e l'Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio e territori limitrofi, il prestigioso titolo di vincitore è stato ottenuto dalla sommelier toscana Valentina Merolli. Nel corso di una serie di impegnative prove (scritte, orali e pratiche di servizio e degustazione) la giovane sommelier di Firenze si è imposta sul romagnolo Davide Staffa di Cotignola, secondo classificato, su Rudy Travagli di Cervia, terzo, e sull'altro toscano Daniele Arcangeli, quarto classificato.
Per Valentina Merolli, recentemente tornata a lavorare nella sua città dopo un'esperienza al Ristorante due stelle Michelin “Caino” di Montemerano, si tratta di un'importante soddisfazione in quanto conferma le sue altissime qualità professionali, ma anche perché nelle nove edizioni del Master del Sangiovese è stata la terza donna ad aggiudicarsi l'ambito riconoscimento, bissando la vittoria in rosa del 2008 di Simona Bizzarri. Oltre al titolo, Valentina si è anche aggiudicata un assegno di 2.500 Euro. A valutare e giudicare i partecipanti al concorso è stata una giuria esperta e qualificata composta, tra gli altri, da: Roberto Gardini, Responsabile Concorsi A.I.S., Giordano Zinzani, Presidente Consorzio Vini di Romagna, Gian Carlo Mondini, Presidente Sezione A.I.S. Romagna, Beppe Sangiorgi, esperto giornalista enogastronomico. In veste di testimonial per la prova di servizio dei finalisti del Master ha partecipato anche il sommelier-giornalista Francesco Falcone.

La Terra Trema al Leoncavallo

La 3ª edizione de “La Terra Trema” si svolgerà a Milano da venerdì 4 a domenica 6 Dicembre 2009 al Leoncavallo s.p.a. Oltre cento tra agricoltrici e agricoltori provenienti da tutta Italia incontreranno migliaia di persone a Milano in un'atmosfera unica. Senza sponsor, sovvenzioni e patrocini, La Terra Trema è diventata un'iniziativa enogastronomica tra le più importanti in Italia.
Autogestione e passione hanno permesso di costruire questa importante manifestazione per il mondo agricolo, per la cultura e l'economia di questo paese moribondo. La Terra Trema riunisce ogni anno contadini resistenti e agricoltura di qualità per una tre giorni di degustazioni individuali e guidate; dibattiti e confronti pubblici con scrittori, giornalisti, ricercatori; incontri informali con i produttori; acquisti diretti da vignaioli e piccoli agricoltori provenienti da tutta Italia e, ancora, concerti, proiezioni, cene a filiera zero.
Nell'agricoltura e nei modi in cui essa avviene e si manifesta abbiamo riposto il senso profondo dell'evento. Nel portare questo ragionare e agire collettivo nel cuore di Milano ritroviamo la conquista di un momento dirompente e felice. In una Milano accecata da visioni abbaglianti: regina eletta per l'Expo2015 che nell'esporsi, mediatico e sfavillante, non vuole lasciare dubbi e si propone salvifica, benefica, blatera di solidarismi, progetta giustezze e salvezze calate dall'alto. Ma è nel viverla, quotidiana e comune, che si svela e si lascia andare al cemento, agli espropri di cascine storiche e campi in nome di vincoli immobiliari inviolabili; all'allontanamento coatto del diverso, ai rastrellamenti, alle convulsioni farsesche dei politici dai proclami facili.
Anche quest'anno vogliamo ribadire la necessità di trovare momenti pubblici di confronto intorno alle questioni del territorio, alla sua gestione politica e urbanistica, guardando al nostro, più prossimo, e quello poco più distante dei cittadini, dei vignaioli e degli agricoltori abruzzesi, ad esempio, cui vogliamo dedicare parte delle degustazioni, degli incontri. Incontreremo esperienze italiane resistenti e ricche di senso in un paese alla deriva culturale, economica e politica. Incontreremo esperienze provenienti da territori più lontani, dall'Abruzzo del terremoto alla Palestina, per cercare di allargare questo sguardo. La Terra Trema, ancora una volta, è un invito ai guardiani del territorio ad uscire temporaneamente dalle cascine e a darsi al racconto delle proprie quotidiane resistenze costruendo possibili progettualità eversive rispetto al modo e al mondo in cui viviamo.

Vini Rosati: un'Opportunità per il Nostro Paese

«La prima volta che troviamo la parola rosato in campo vitivinicolo è nella Storia Naturale dei Vini di Andrea Bacci, alla fine del 1550: come si vede, questa tipologia di vini affonda le proprie radici in una tradizione antichissima; per questo l'Accademia ritiene che lo studio dei vini rosati si inserisca appieno nella sua missione che è quella di mettere in evidenza una via italiana al vino»: con queste parole, Antonio Calò, presidente dell'Accademia Italiana della Vite e del Vino, ha introdotto il Convegno “I Vini Rosati: un'opportunità per il nostro paese. Esempi di Veneto e Puglia”, che si è svolto a Conegliano Veneto, il 31 ottobre scorso.
Ma cosa sono esattamente i vini rosati? A questo quesito ha risposto Rocco di Stefano, aprendo i lavori: «Si tratta di vini molti diversi per tecniche di produzione e caratteristiche del prodotto: non è quindi possibile identificare un solo vero tipo di rosato; ma questa è una fortuna: quella di essere indissolubilmente legato al territorio e all'azienda che lo produce; la grande varietà è una ricchezza che ci dobbiamo augurare che duri». Claudio Giulivo ha poi passato in rassegna i rosati del Veneto: «I rosati veneti sono ottenuti da vitigni internazionali (Merlot, Cabernet, Pinot nero) e autoctoni: Corvina (la più diffusa), Rondinella e Molinara, ossia le uve usate nel Bardolino; il nuovo, invece, è rappresentato dal Raboso Piave mentre è ai primi passi ma dimostra buone potenzialità l'Incrocio Manzoni 13.0.25, oggi chiamato Manzoni Moscato; per differenziare tra loro i rosati è fondamentale legarli al territorio e, per raggiungere questo obiettivo, occorrono da un lato capacità di ricerca e sperimentazione, e dall'altro la capacità enologica, di interpretare le uve con fantasia».
«In Puglia - ha spiegato Donato Antonacci - i rosati hanno una storia molto antica in quanto anche gli antichi Romani usavano una vinificazione in rosa detta “a lacrima”; nella regione, il vino rosato fu commercializzato fin dall'800, utilizzando il vitigno Bombino nero, ma la definitiva consacrazione avvenne nel 1943, durante la Guerra, quando Leone de Castris creò da uve Negroamaro il celebre Five Roses, destinato alle Forze Alleate; altri vitigni in uso sono Malvasia Nera, Primitivo, Uva di Troia e Aglianico, ma si utilizzano anche Montepulciano e Sangiovese, oltre a Cabernet Sauvignon e Pinot Nero».
«Dal vino rosato il consumatore si attende delicatezza all'olfatto e al gusto, ma senz'altro il colore è fondamentale - ha argomentato Raffaele Lovino - in una relazione che ha approfondito il legame tra colore, gusto e tecniche produttive», seguita da un intervento di Roberto Zironi sulla vinificazione dei vini rosati. «Il consumatore chiede ai rosati colore piacevole e caratteristiche sensoriali intermedie tra bianco e rosso leggero - ha spiegato Roberto Zironi - un risultato strettamente legato a come si ottiene il colore. Dopo una premessa sugli equilibri fisico chimici del vino, molto importanti da questo punto di vista - ha concluso - ottenere il rosa non è facile e tra le due tecniche in uso - salasso anticipato da una lavorazione in rosso e lavorazione non spinta in bianco di uve rosse - si preferisce la seconda, proprio perché il vino ottenuto è più stabile; sempre nell'ottica di preservare la stabilità, si suggerisce di utilizzare bottiglie scure, anche se questo può penalizzare la vendibilità del prodotto».
Hanno concluso i lavori Vicente Sotés, che ha descritto le peculiarità dei rosati spagnoli, sia da punto di vista economico e commerciale che da quelle produttivo, e Luigi Galletto insieme a Vasco Boatto hanno illustrato le prospettive di mercato dei vini rosati: «Vini giovani e delicati, che si fanno scegliere per aperitivo e tutto pasto, grazie alla grande versatilità di abbinamento; diffuso nel Nord Ovest e nel Sud, il rosato deve avere un costo medio, tra i tre e i sette euro».

 


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