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  Editoriale Numero 220, Settembre 2022   
Vendemmia 2022: Fra Caldo Torrido e SiccitàVendemmia 2022: Fra Caldo Torrido e Siccità  Sommario 
Numero 219, Estate 2022 Segui DiWineTaste su Segui DiWineTaste su TwitterNumero 221, Ottobre 2022

Vendemmia 2022: Fra Caldo Torrido e Siccità


 Da qualche anno, parlando della vendemmia e cercando di fare sommarie previsioni, si finisce sempre per sottolineare il crescente e preoccupante aumento delle temperature estive – e ogni anno sembra essere peggio – e la conseguente condizione di siccità. Negli ultimi anni, infatti, si ripetono le medesime condizioni climatiche e le impressioni dei produttori sembrano puntualmente coincidere con quelle dell'anno precedente. Troppo caldo, vendemmia anticipata, buona qualità con diminuzione più o meno seria della quantità, scarsità delle precipitazioni di piogge, sofferenza idrica della vite, conseguenti e inevitabili condizioni critiche in vigna. Il 2022, poi, è stato evidentemente più afoso e caldo del 2021, con pochissime piogge, maturazione delle uve – ovviamente in sofferenza idrica – ampiamente anticipata ovunque in Italia. Non è un caso, per esempio, che la vendemmia sia già iniziata in diverse regioni italiane e non solo per le cantine che producono vini spumanti.


 

 L'Italia, ovviamente, non è l'unico paese a fare i conti con le severe condizioni climatiche di questa estate, poiché situazioni analoghe sono segnalate praticamente in tutti i paesi dell'emisfero boreale. Non si tratta solamente di una condizione critica per la viticoltura, poiché riguarda l'intero comparto agricolo. La Francia, poi, sta registrando condizioni di siccità preoccupanti, tali da sottoporre la vite a un'eccessiva sofferenza idrica. Questa particolare condizione critica produce conseguenze diverse in accordo a diversi fattori. Il peggiore, decisamente, riguarda il corso della maturazione, soprattutto in estate, quando si realizza la fondamentale fase dello sviluppo degli acini e delle sostanze in esso contenute. In altre parole, è un momento fondamentale e cruciale che determina la qualità dell'uva e tutto quello che questa contribuisce al migliore risultato enologico, per qualunque stile di vino. A questo, inoltre, si deve considerare che non tutte le viti sono uguali.

 Va detto, infatti, che la capacità della vite di adattarsi a uno specifico tipo di terreno e scendere nella profondità del suolo alla ricerca dell'acqua, cambia in accordo alla varietà, più specificamente, al tipo e alle caratteristiche del portainnesto sul quale cresce. Com'è ben noto, a seguito della nefasta comparsa della fillossera nei vigneti europei alla fine del'1800 e inizi 1900, la coltivazione della vite è assicurata dall'impiego di portainnesti di varietà resistenti agli attacchi di questo temibile afide. I portainnesti, esattamente come le varietà di vite, sono diversi fra loro e ognuno ha capacità e caratteristiche colturali tali da renderli adatti e opportuni per il tipo di suolo specifico dove sarà piantato. Ci sono quindi portainnesti capaci di resistere maggiormente alle condizioni di stress idrico, mentre altri necessitano suoli umidi e capaci di trattenere l'acqua. La scelta del portainnesto della vite – infatti – è eseguita in modo meticoloso sia in base alla varietà dell'uva, sia del suolo dove nascerà il futuro vigneto.

 Per quanto riguarda, nello specifico, la situazione in Italia, la vendemmia è iniziata con una settimana di anticipo rispetto all'anno scorso e si prevede un calo dei raccolti del 10%. Il motivo, in entrambi i casi, è determinato dalla siccità e dalle temperature che, soprattutto nel mese di luglio, hanno abbondantemente superato i 40 °C. I primi grappoli a essere raccolti in Italia sono stati quelli della Sicilia, ai primi di agosto, seguita dalla Franciacorta con la vendemmia delle varietà Pinot e Chardonnay. La produzione di vino in Italia è attualmente stimata in circa 45,5 milioni di ettolitri, con un calo – come già detto – del 10% rispetto al 2021. Le stime per la vendemmia 2022 fanno prevedere, in questo momento, un'annata di buona qualità, salvo cambiamenti meteorologici improvvisi nel corso delle prossime settimane e che potrebbero danneggiare i vigneti. In modo particolare, il verificarsi di piogge a ridosso della vendemmia e, ancor peggio, di grandine, evento – quest'ultimo – che causerebbe gravi danni alla sanità delle uve.

 A onore del vero, non tutte le regioni italiane lamentano danni dal caldo e dalla siccità allo stesso modo. Le differenze geografiche, territoriali e climatiche – così diverse da nord a sud – determinano necessariamente la criticità dei vigneti in modo diverso. In alcune regioni, infatti, le condizioni sembrano essere più critiche, mentre in altre, soprattutto al nord del paese e nei territori di montagna, non si registrano criticità particolari tali da compromettere il raccolto. In verità, in nessuna regione d'Italia si registrano – in questo momento – condizioni gravi e irreversibili tali da compromettere la vendemmia, salvo il calo generale delle quantità che si registra un po' ovunque in Italia. Poi, com'è ben noto per chiunque svolga un'attività agricola, viticoltura compresa, è proprio nelle annate come questa – segnate da caldo afoso e siccità più o meno grave – che si possono verificare episodi meteorologici improvvisi e funesti, come per esempio grandini e piogge abbondanti, che lasciano poco spazio alle speranze di raccogliere il frutto del proprio lavoro.

 La grave siccità, ovviamente, beneficerebbe enormemente da provvidenziali piogge capaci di placare la sete del suolo e consentire quindi alle radici di approvvigionarsi di acqua, un evento che potrebbe anche cambiare, in meglio, l'esito della vendemmia 2022. Questo, ovviamente, riguarderebbe solamente le varietà cosiddette tardive, cioè che maturano più tardi rispetto ad altre e che potrebbero temere gli effetti di improvvisi cambiamenti meteorologici negativi. Le varietà precoci, molto probabilmente, saranno state già raccolte un po' ovunque e sicuramente nelle regioni più calde del Paese, visto che le temperature di queste estate hanno imposto l'anticipo della vendemmia in diverse parti d'Italia. Se la zona centromeridionale europea guarda da anni con non poca preoccupazione all'aumento delle temperature estive e i lunghi periodi di siccità, più a nord, invece, beneficiano con soddisfazione di questi cambiamenti tanto da immaginare un importante futuro enologico.

 Dal Regno Unito, infatti, fanno sapere che i cambiamenti climatici che si sono verificati negli ultimi anni, stanno trasformando il paese in un territorio ideale per la produzione di vino, in particolare quelli prodotti con certe uve e certi stili. Se fino a qualche decennio fa la coltivazione della vite, quindi la produzione di vino, era una possibilità inimmaginabile in quelle terre, l'aumento delle temperature consentono oggi di produrre, e con successo, vini prodotti con uve che prediligono climi freschi, come il Pinot Nero. Da oltremanica, infatti, fanno sapere da tempo riescono a produrre vini spumanti che, nello stile, sono piuttosto simili agli Champagne francesi, proprio per il fatto che il clima sta cambiando, diventando sempre più simile a quello della Francia centrale e settentrionale. Non solo: nel Regno Unito prevedono – non da meno – che il probabile aumento delle temperature consentirà loro di divenire terra ideale per i vini rossi, in particolare quelli prodotti con Pinot Nero. Insomma, la Borgogna – e non solo – potrebbe avere un nuovo e temibile concorrente nell'arco di una decina di anni.

 Il professor Stephen Dorling, della Scuola di Scienze Ambientali dell'Università di East Anglia, osserva infatti che l'attuale produzione spumantistica del Regno Unito è caratterizzata da uno stile molto simile alle bollicine della Champagne francese. Un risultato che è stato principalmente determinato dai cambiamenti climatici tali da rendere il Regno Unito simile alla Francia. Questo cambiamento fa inoltre pensare che le migliori condizioni di coltivazione per il Pinot Nero si sposteranno, dalla Francia, verso nord, quindi nel Regno Unito. Nel frattempo, fanno inoltre sapere da oltremanica, che nel 2018, e per la prima volta, la produzione di vino rosso del Regno Unito ha superato quota 15,6 milioni di bottiglie. Insomma, se nei paesi europei storicamente dediti alla viticoltura e all'enologia – come l'Italia, appunto – ci si interroga con non poca preoccupazione sul futuro del vino a causa dell'aumentare delle temperature estive e della siccità, più a nord si intravvede un nuovo e glorioso futuro. Intanto, secondo le previsioni, – con la vendemmia 2022 e grazie all'andamento dell'annata – il Regno Unito confida di migliorare il risultato del 2018. Personalmente, sono certamente convinto che i vignaioli dell'Europa enologica – indipendentemente da quello che accadrà in Regno Unito – saranno capaci di regalarci magnifici vini per l'annata 2022 e per quelle future. Italia compresa e soprattutto, nonostante la difficile annata segnata da questo caldo opprimente e terribilmente afoso. Alla salute!

Antonello Biancalana



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