Cultura e Informazione Enologica - Anno XVII
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Vin Santo Avignonesi 1996

Si è svolta alla Fattoria di Capezzine la suggestiva cerimonia dell'apertura dei caratelli del monumentale Vin Santo e del Vin Santo Occhio di Pernice di Avignonesi

 Lo scorso 12 maggio 2007 abbiamo avuto il piacere di partecipare alla cerimonia di apertura dei caratelli del Vin Santo di Avignonesi che, dopo una paziente attesa di 10 anni trascorsa all'interno della vinsantaia - una vera e propria cattedrale - viene restituito al presente in tutta la sua unicità e straordinaria grandezza. La giornata inizia nel migliore dei modi, baciata dal sole di una stupenda giornata primaverile, con l'appuntamento alle 10:30 alla Fattoria di Capezzine di Valiano di Montepulciano. Qui si trova infatti la suggestiva vinsantaia dove riposano centinaia di caratelli - ordinatamente suddivisi per annata - nei quali si conservano due dei più straordinari vini italiani e del mondo. Il Vin Santo e il Vin Santo Occhio di Pernice Avignonesi, sono infatti gli unici due vini ad avere ottenuto l'eccellente riconoscimento dei cinque diamanti e una stella di DiWineTaste nel corso dei nostri cinque anni di attività editoriale e di critica enologica.


L'inizio della storia: la ceralacca
viene rimossa dal caratello
L'inizio della storia: la ceralacca viene rimossa dal caratello

 Un evento suggestivo, una di quelle giornate che difficilmente si dimenticano, una cerimonia dove il protagonista assoluto è sempre lui - il grande Vin Santo di Avignonesi - un vino che, per le sue caratteristiche e qualità, si potrebbe definire come un vino sceso dall'Olimpo, uno speciale dono di Bacco e Dioniso a noi comuni mortali. Al nostro arrivo alla Fattoria di Capezzine, siamo accolti da Laura Paolucci, che si è occupata dell'organizzazione dell'evento. La cerimonia inizia con il benvenuto di Alberto Falvo - amministratore delegato di Avignonesi - e con la consueta cordialità e ospitalità che contraddistingue da sempre la famiglia Falvo. Prima di procedere con la cerimonia dell'apertura dei caratelli, Alberto Falvo racconta la storia del Vin Santo di Avignonesi e la sua produzione: un'interessantissima testimonianza svelata senza segreti, ma soprattutto un'appassionata testimonianza di cosa rappresenti per la famiglia Falvo e per Avignonesi il Vin Santo. Alberto Falvo ricorda che le uve - Grechetto, Trebbiano Toscano e Malvasia per il Vin Santo, Prugnolo Gentile per il Vin Santo Occhio di Pernice - dopo avere subito un appassimento nei graticci, viene pigiata e il mosto concentrato viene trasferito nei caratelli, le tradizionali botticelle da 50 litri.

 I caratelli sono riempiti per circa 45 litri, lasciando un opportuno spazio vuoto necessario alla lentissima fermentazione - che può richiedere anche tre anni - e all'aria che in questo modo provvederà, complice anche il tempo, all'evoluzione di questo straordinario vino. I caratelli sono chiusi con un tappo di sughero avvolto in un telo di lino e sigillati con ceralacca. I caratelli sono quindi affidati alla magia del tempo e lasciati maturare per ben 10 anni. Dopo questo tempo, i caratelli sono aperti, si preleva il Vin Santo lasciando nel fondo la cosiddetta madre, l'unico, straordinario e inimitabile patrimonio del Vin Santo e che sarà riutilizzata per la produzione di nuovo Vin Santo. Alberto Falvo racconta che dai 45-46 litri di ogni caratello, si recuperano, dopo 10 anni e per effetto della naturale riduzione che si verifica attraverso i pori del legno, circa 28 litri di Vin Santo. Prima di dare inizio alla cerimonia dell'apertura, ascoltiamo anche l'interessante intervento del Dott. Paolo Trappolini - enologo di Avignonesi - al quale spetta il compito di raccontare i dettagli tecnici di questo vino. Paolo Trappolini ricorda, fra l'altro, che la concentrazione di zucchero del mosto ottenuto dalle uve appassite è di circa 600 grammi per litro, quasi tre volte il contenuto del mosto destinato ai “comuni” vini da tavola.


Un momento magico: il Vin Santo
Avignonesi 1996 esce dal caratello dopo 10 anni di attesa
Un momento magico: il Vin Santo Avignonesi 1996 esce dal caratello dopo 10 anni di attesa

 Al termine di questa interessantissima introduzione, ci dirigiamo davanti ai caratelli che contengono il prezioso Vin Santo dell'annata 1996 e tutto è pronto per dare inizio al primo colpo di martello che farà saltare il sigillo di ceralacca del primo caratello. Il momento è di alta suggestione: un silenzio quasi irreale e gli occhi puntati verso quel martello che fra poco consentirà la vista del turacciolo posto sopra il cocchiume, custode e testimone di una storia nata 10 anni fa. Un colpo di pennello per togliere gli ultimi detriti di ceralacca, e si affonda lentamente il cavatappi nel turacciolo che viene così estratto dal caratello. Immediatamente l'aria si carica di aromi e profumi forti e intensi: è la voce del Vin Santo che in questo modo saluta i partecipanti con il suo ritorno, come se fosse impaziente di raccontare tutto ciò che ha visto e incontrato durante questo lungo e affascinante viaggio. Adesso si introduce nel caratello il tubo che - per caduta - consentirà di prelevare il Vin Santo, lasciandosi guardare per la prima volta in tutta la sua grandezza. Le operazioni si svolgono sotto lo sguardo attento dell'enologo Paolo Trappolini - che attende con il calice lo sgorgare del Vin Santo - e del cantiniere capo Angiolino Sarcoli che provvede al prelievo, coadiuvato dal supporto dei cantinieri Orazio Capoccia e Piergiorgio Tacconi.

 La lunga attesa è finalmente premiata e il Vin Santo scende lento e denso dal tubo: Paolo Trappolini ne preleva quindi un calice, lo osserva, lo annusa e infine lo assaggia sotto lo sguardo emozionato dei presenti, tutti in fervida attesa del suo responso. L'esito dell'attesa è subito chiaro quando il volto di Paolo Trappolini si illumina con un ampio sorriso: la nuova stella del Vin Santo Avignonesi 1996 è nata. Il calice passa quindi di mano in mano, tutti i presenti idealmente uniti nella straordinarietà di questo suggestivo momento espresso nella magnificenza degli aromi e dei sapori dello stesso calice, come a celebrare un rito sacro e che certamente ognuno porterà nello scrigno dei propri ricordi. La cerimonia prosegue quindi con l'apertura del secondo caratello: si ripetono le medesime e sapienti operazioni, stesso silenzio, stessa attesa, stessa magia che impreziosisce ulteriormente l'aria con i suoi aromi, un nuovo calice riempito con un nuovo nettare a deliziare i sensi e le emozioni dei pochi presenti. Tutto si ripete per gli altri caratelli - dodici in totale - e ogni volta è il ripetersi di una nuova e affascinante magia.


 

 Dal punto di vista puramente sensoriale, sono impressionanti le differenze che si percepiscono alla vista, al naso e in bocca nel Vin Santo contenuto in ogni singolo caratello. Nonostante ognuno di questi confermi la grandezza e l'unicità del Vin Santo di Avignonesi, ogni caratello - com'è prevedibile - contiene un vino con personalità e classe del tutto unica, tutti grandi eppure tutti diversi. Ed è straordinario pensare che tutto questo è il risultato di condizioni e fattori che farebbero perdere il sonno e la tranquillità a qualunque enologo durante la produzione di ogni altro vino, ma non per il Vin Santo di Avignonesi. Ossidazione, totale assenza di assaggi e analisi per tutto il tempo della produzione, fermentazione che si attiva e si interrompe continuamente secondo l'andamento delle stagioni e continue variazioni di temperatura. Tutto affidato al tempo e alla saggezza nel sapere attendere le grandi cose e senza fretta, qualcosa che è ampiamente ricompensato dalla magia della cerimonia dell'apertura dei caratelli e dalla puntuale certezza di dare vita a qualcosa di unico e irripetibile. Benvenuti Vin Santo e Vin Santo Occhio di Pernice Avignonesi 1996!

 



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Notiziario


 In questa rubrica sono pubblicate notizie e informazioni relativamente a eventi e manifestazioni riguardanti il mondo del vino e dell'enogastronomia. Chiunque sia interessato a rendere noti avvenimenti e manifestazioni può comunicarlo alla nostra redazione all'indirizzo e-mail.

 

Provaci Gusto 6ª Edizione


 
Dal 7 al 10 giugno torna a Pavia, con la sua sesta edizione, Provaci Gusto, la manifestazione dedicata alla valorizzazione del territorio, delle sue eccellenze gastronomiche e agro-alimentari, in particolare del riso, con la sua incredibile versatilità. Non si può infatti pensare alla gastronomia pavese senza almeno un piatto a base di riso, prodotto tipico dell'alimentazione locale e regionale, oltre che patrimonio fondamentale per l'economia della provincia di Pavia.
Provaci Gusto, organizzato da Paviamostre, Azienda speciale della Camera di Commercio di Pavia, in collaborazione con Comune e Provincia di Pavia, si svolgerà nell'area dei Giardini Malaspina in piazza Petrarca. L'obiettivo di Provaci Gusto è riconfermare il Riso come alimento “principe” dell'alimentazione tradizionale, sia con una serie di degustazioni, sia con la presenza di un mercato delle eccellenze artigianali e gastronomiche del territorio dove sarà possibile acquistare e degustare i prodotti. Per promuovere la “cultura del buon cibo” verranno coinvolti alcuni attori importanti come Slow Food, la cui condotta di Pavia organizzerà una serie di “Officine del Gusto” e i principali produttori vitivinicoli dell'Oltrepò Pavese. Sono in programma anche momenti di degustazione di cucina tipica locale e regionale, con alcuni momenti dedicati anche a specialità nazionali ed etniche. Infine ci saranno alcune iniziative a carattere educativo-culturale dedicate al riso ma anche ad altri prodotti tipici del territorio pavese, sempre con un occhio di riguardo all'abbinamento cibo/vino.

Il Friuli vince l'8ª Selezione Nazionale Vini da Pesce

I vini friulani conquistano l'unico concorso enologico dedicato ai vini da pesce. Si è concluso sabato 12 maggio l'8ª Selezione Nazionale Vini da Pesce. Le operazioni di selezione, con enologi e giornalisti esperti, hanno avuto luogo presso la suggestiva cornice del Conero, nei locali dell'hotel Monteconero e si sono concluse presso il ristorante “Le Busche” di Montecarotto, dove è andata in scena la proclamazione dei vini selezionati. Le premiazioni dei vini vincitori si svolgeranno il 10 giugno nella splendida cornice della Rotonda a Mare di Senigallia. Le regioni più in vista quest'anno sono state: il Friuli, la Lombardia, l'Abruzzo, la Sardegna, il Molise e il Piemonte. Il premio speciale “Calice Dorico”, calcolato in base alla somma dei punteggi più elevati riferiti ai tre vini che abbiano superato gli 80/100, è andato all'azienda agricola Friulane Banear Sca di Treppo Grande (Ud) che ha ottenuto il miglior risultato in assoluto, calcolato dalla somma dei punteggi più elevati riferiti ai tre migliori vini che hanno ottenuto almeno il punteggio di 80 centesimi. Bene anche i vini marchigiani che ottengono due medaglie d'argento e due di bronzo.
Quest'anno al di là di ogni più rosea previsione, il numero di campioni presenti, ben 560, ha rappresentato il record assoluto ed ha confermato il prestigio che tale Selezione ha assunto nel panorama italiano. Un ottimo risultato per gli organizzatori della manifestazione, Ente Fieristico Regionale insieme ad Aspea di Camera di Commercio, Provincia di Ancona e Regione Marche ed in collaborazione con l'Istituto per il commercio estero. Con un programma fortemente innovativo - due nuove categorie dedicate allo “spumante”, oltre alle otto: una categoria per vini spumanti bianchi ottenuti con metodo Charmat e una per gli spumanti rosati - la Selezione si è dimostrata una vetrina di altissimo livello per le aziende partecipanti. Da otto anni Erf (Ente regionale per le manifestazioni fieristiche) e Aspea (Azienda speciale pesca e agricoltura della Camera di Commercio di Ancona) sono impegnati per rinnovare e perfezionare il progetto dedicato ai quei vini che, vantando una solida aristocrazia nella nostra tradizione enologica, sono indispensabili per creare quell'armonia che si ricerca e si apprezza nella degustazione dei prodotti del mare.

Franciacorta: Soddisfazione per i Risultati

La presentazione del Piano straordinario di promozione 2007-2009, che vede il Consorzio impegnato in un intenso programma di attività promozionali e di comunicazione, ha caratterizzato l'assemblea generale dei soci 2007. L'esigenza di un Piano straordinario nasce dalle attente valutazioni circa la produzione di Franciacorta dei prossimi anni e dalla volontà d'incrementare il bacino dei consumatori. Il Consorzio si prefigge di consolidare l'attuale leadership e di preparare il mercato ad assorbire l'aumento futuro della produzione di Franciacorta. Uno degli obiettivi consiste nel fare sì che il Franciacorta si distingua sempre più dal vario e troppo generico panorama degli spumanti, con l'affermazione del suo nome inteso sia come prodotto, sia come territorio.
«La Franciacorta rappresenta una realtà sempre più presente sul mercato con un'immagine in continua crescita per qualità e prestigio, livelli raggiunti anche grazie al lavoro di vigilanza e tutela che il Consorzio svolge per valorizzare al meglio il Franciacorta e il suo territorio» ha sostenuto il presidente del Consorzio, Ezio Maiolini. L'assemblea ha registrato la presenza del settanta per cento della base sociale, a dimostrazione dell'attenzione che i Soci continuano a riporre nell'attività consortile. All'unanimità sono stati approvati il bilancio consuntivo 2006 e preventivo 2007; l'assemblea ha quindi approvato tutti i punti all'ordine del giorno in un clima di grande soddisfazione per i risultati che il sistema Franciacorta continua a registrare, «Ad iniziare dalla crescita della commercializzazione - afferma il direttore Adriano Baffelli - che nell'anno 2006 s'è incrementata di circa il 12%, un trend ormai costante negli ultimi cinque anni». Anche la superficie vitata complessiva è aumentata ben oltre le previsioni, superando i duemila ettari, il 78% dei quali destinato alla produzione di Franciacorta Docg. Il Piano straordinario è stato varato con il consistente supporto dei soci, per il quale si sono impegnati a versare apposite quote straordinarie, dimostrando ancora una volta grande senso di compattezza e d'entusiasmo, nonché di fiducia verso il futuro di questa prestigiosa denominazione d'origine, vanto della viticoltura bresciana, lombarda e nazionale. Un particolare apprezzamento è stato espresso nei confronti della Camera di commercio, per il contributo riconosciuto al Piano, e all'assessorato all'Agricoltura della Regione Lombardia, concretamente vicino all'attività dell'ente consortile di Erbusco.
Attenzione è stata posta all'attività dell'ufficio tecnico, che fra il resto prevede un piano dei controlli, oggi in grado di offrire in tempo reale tutti i numeri della filiera del Franciacorta. Da segnalare che nei mesi scorsi il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha consegnato al Consorzio i nuovi contrassegni di Stato, comprovanti la DOCG, anticontraffazione. Nel 2006 diverse le pubblicazioni sulle attività di formazione dell'ufficio tecnico. Consistente e allargata in vari ambiti l'attività svolta sul fronte della promozione e degli eventi, basti pensare al Festival del Franciacorta sul territorio ed itinerante. Oggi il Consorzio rappresenta 92 cantine imbottigliatrici e decine di soci viticoltori, ed è una delle realtà bresciane più affermate e conosciute a livello nazionale e internazionale.

Grappa Trentina: non solo distillato “alpino”

Da una recente ricerca emerge che la grappa del Trentino si posiziona nella mente dei consumatori sempre meno come il distillato “alpino” e sempre più come prodotto sì risoluto, ma non rude e soprattutto romantico e raffinato. Per la maggioranza dei consumatori la Trentino Grappa non è più solo la grappa “alpina”. Anzi, lo è sempre meno. Così emerge da una recente ricerca presentata durante la “71ª Mostra dei Vini del Trentino” appena conclusasi.
L'indagine è stata svolta dal Centro Studi Assaggiatori durante la fiera internazionale Vinitaly. I visitatori del banco di assaggio “Grappa & C. Stratus Tasting” hanno lavorato con una scheda d'assaggio che raccoglie parametri anche psicologici. In questo modo si sono raccolti i giudizi visivi, olfattivi e gustativi sulle grappe trentine, ma si è anche indagata l'immagine mentale a cui viene associata. «E qui emerge la novità» - ha dichiarato Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori - «La Trentino Grappa non è più percepita tanto come un prodotto rude da bere per scaldarsi, ma per i visitatori di Vinitaly è un distillato sì risoluto ma anche romantico e raffinato». La Trentino Grappa è stata associata all'immagine di bevanda rude solo dal 10% dei visitatori , mentre il 33% l'ha associata a un'idea di raffinatezza e il 27% la vede come un prodotto adatto a chi ama mettersi in gioco (le percentuali possono variare in base all'invecchiamento o meno del prodotto).
«I risultati della ricerca ci confermano che stiamo lavorando nella direzione giusta» - ha commentato Beppe Bertagnolli, presidente dell'Istituto Tutela Grappa del Trentino - «Siamo ovviamente orgogliosi delle nostre origini alpine e da anni lavoriamo per produrre una grappa rispettosa della tradizione, ma anche più vicina a un consumatore che oggi alla grappa chiede cultura e raffinatezza. E la ricerca evidenzia che la Trentino Grappa è oggi un prodotto complesso adatto a una società che sta cambiando e che sempre di più ama mettersi in gioco».

 


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